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Postcolonialismo
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Il mwawpostcolonialismo (o mwbastudi postcoloniali) rappresenta lo studio dell'eredità culturale, politica ed economica del mwbqcolonialismo e dell'mwbgimperialismo, concentrandosi sull'impatto fisico, economico e mentale dello sfruttamento delle popolazioni colonizzate e delle loro terre. Questo campo emerge gradualmente con il declino del mwbwcolonialismo europeo a partire dagli mwcaanni sessanta, con la pubblicazione di opere da parte di studiosi di paesi precedentemente colonizzati (provenienti soprattutto dall'mwcqAfrica, mwcgIndia, e mwcwMedio Oriente) che si concentrano sugli effetti persistenti del colonialismo, sviluppando un'mwdaanalisi teorica critica della storia, della cultura, della letteratura e del discorso del potere imperialista europeo.
Contents
• Note
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Definizione
La mweateoria postcoloniale (in inglese mweqPost-colonial theory), un insieme aperto di teorie mwegfilosofiche, mwewstoriche e mwfaletterarie, si occupa di diversi temi di grande rilevanza per le società che sono o erano mwfqcolonie di altri paesi. Il settore ha avuto un considerevole sviluppo a partire dai primi mwfganni sessanta e mwfwsettanta, con le opere di studiosi quali mwgaFrantz Fanon ed mwgqEdward Said,cite-ref-1[1] sostenuto in seguito dall'opera di altri critici: mwhgHomi K. Bhabha, mwhwKwame Nkrumah, mwiaAlbert Memmi, mwiqAimé Césaire, Declan Kiberd, mwiwGayatri Spivak, Bill Ashcroft.
Il postcolonialismo comprende un'ampia varietà di approcci. In sintesi, l'obiettivo del postcolonialismo è quello di sviluppare una chiara comprensione degli effetti del mwjgcolonialismo dal punto di vista del popolo colonizzato, considerando che i resoconti dei colonizzatori sono spesso da considerarsi mwjwinaffidabili. Entrando più nel dettaglio, il postcolonialismo esamina le relazioni di potere sociale e politico che sostengono il colonialismo e il mwkaneocolonialismo, incluse le narrazioni sociali, politiche e culturali che circondano il rapporto fra colonizzatori e colonizzati. Questo approccio può a volte sovrapporsi agli studi di mwkqstoria contemporanea e può anche trarre esempi dall'mwkgantropologia, dalla mwkwstoriografia, dalle mwlascienze politiche, dalla mwlqfilosofia, dalla mwlgsociologia e dalla mwlwgeografia umana.
Gli studi postcoloniali comprendono varie sotto-discipline che esaminano gli effetti del dominio coloniale sulla pratica del mwmqfemminismo, dell'mwmganarchismo, della mwmwletteratura e del mwnapensiero cristiano.cite-ref-2[2]
A volte, il termine mwogstudi postcoloniali può essere preferito a mwowpostcolonialismo, poiché il termine colonialismo potrebbe riferirsi sia a un sistema di governo, sia a un'ideologia o visione del mondo alla base di quel sistema. Tuttavia, il postcolonialismo in senso lato (inclusi gli studi postcoloniali) rappresenta generalmente una risposta mwpaideologica al pensiero colonialista. In quanto tale, il postcolonialismo può essere considerato come una reazione o un allontanamento dal colonialismo, così come il mwpqpostmodernismo è una reazione al mwpgmodernismo (il termine stesso mwpwpostcolonialismo è infatti modellato sul postmodernismo, con il quale condivide alcuni concetti e metodi).cite-ref-3[3]
Concetti chiave
Filosofia ed etica postcoloniale
Come teoria mwrwfilosofica, mwsaetica e mwsqpolitica, gli studi postcoloniali si occupano di argomenti quali l'mwsgidentità sociale, la mwswsociologia, la mwtarazza e l'mwtqetnia: i dilemmi dello sviluppo di un'mwtgidentità nazionale sulla scia della dominazione coloniale; il modo in cui la conoscenza dei popoli colonizzati è stata asservita all'interesse dei colonizzatori, e come viene prodotta e usata la conoscenza di popoli subordinati.
Così si è venuto a formare un pensiero decoloniale, che dialoga tra potere, mwuqmodernità e mwugcapitalismo, sviluppatosi partendo dal dibattito Latino-Americano e che si può osservare in film come mwuwL'ora dei Forni di Octavio Getino e mwvqFernando Solanas (ispirati dalle rivoluzioni del mwvg1968) e che si è esteso nella storia mondiale fino ad arrivare alla mwvwglobalizzazione. Questa modalità di pensiero è stata accettata in ambito internazionale con la definizione di decolonianidad, ovvero la necessità di proseguire lungo il percorso di liberazione dall’oppressione coloniale.
Gli studi post-coloniali sono quindi pratiche di resistenza al mwwgcolonialismo e al dominio coloniale. Il dibattito decoloniale discute sulla rimozione delle categorie razziali, sulla redifinizione della relazione con il potere e sulla possibilità di rivedere la costruzione sociale della realtà; è un percorso non lineare che richiede flessibilità, e che serve a superare l’mwwweurocentrismo e le strutture patriarcali del sapere.
Lo scopo degli studi post-coloniali è quello di rivedere la storia da una prospettiva non occidentale, con un focus regionale e nazionale, connesso con il contesto politico, sociale e storico delle nazioni.
Gli studi sulla mwxgdecolonizzazione hanno sviluppato concetti che criticano il ruolo del pensiero di tradizione occidentale, razionalista ed eurocentrato, e la classificazione coloniale di stampo razziale e sessuale. Questo ha fatto nascere il filone di studi post-coloniali. Gli studi post-coloniali di matrice anglosassone sono diversi da quelli sviluppatosi in mwxwAmerica Latina, perché anche se entrambi hanno legami fra cultura e capitalismo, quelli anglosassoni trascurano il fatto che è impossibile comprendere il capitalismo globale senza tener conto dei discorsi razziali che organizzano la popolazione.
Ideologia coloniale
In Europa, il colonialismo è stato a lungo presentato come un progetto di "espansione della civiltà" che giustificava ideologicamente l'immaginaria mwyg"superiorità" razziale e culturale del mondo occidentale sul mondo non occidentale. Fra i primi studiosi a sviluppare questo concetto si annovera lo storico e filologo francese mwywErnest Renan, teorico della mwzarazza ariana (sebbene non antisemita) famoso anche per la sua definizione di mwzqnazione e per il suo contributo alla storia delle religioni. In mwzgLa Réforme intellectuelle et morale (1871), Renan teorizza che il dominio coloniale sia in grado di elevare lo stato morale e intellettuale delle popolazioni di colore e delle culture "inferiori", e sostiene la possibilità di realizzare una naturale armonia fra tutte le razze umane della terra grazie al fatto che il dominio coloniale assegna a ciascun popolo un'identità culturale, una posizione sociale ed un ruolo economico ben precisi:cite-ref-edwardsaid-4-0[4]
(francese)
«La régénération des races inférieures ou abâtardies par les races supérieures est dans l’ordre providentiel de l’humanité. [...]
Regere imperio populos
, voilà notre vocation. Versez cette dévorante activité sur des pays qui, comme la Chine, appellent la conquête étrangère. [...] La nature a fait une race d'ouvriers
; c'est la race chinoise, d'une dextérité de main merveilleuse sans presque aucun sentiment d'honneur;
gouvernez-la avec justice , en prélevant d'elle pour le bienfait d'un tel gouvernement un ample douaire au profit de la race conquérante, elle sera satisfaite
; une race de travailleurs de la terre, c'est le nègre
; soyez pour lui bon et humain, et tout sera dans l'ordre; --
une race de maîtres et de soldats, c'est la race européenne.
»
(italiano)
«La rigenerazione delle razze inferiori o degenerate da parte delle razze superiori fa parte dell'ordine provvidenziale dell'umanità.
Regere imperio populos
[comandare i popoli tramite il dominio] è la nostra vocazione. Riversate questa estenuante attività nei paesi che bramano di essere conquistati, come la Cina. [...] La natura ha creato una razza di lavoratori, ossia la razza cinese, d'una manualità straordinaria ma pressoché priva di qualunque senso dell'onore;
governateli con giustizia, prelevando ampi profitti per la razza conquistatrice in cambio della grazia di un tale governo, ed essi saranno soddisfatti
; una razza di coltivatori della terra, ossia la razza negra; trattateli con bontà ed umanità e tutto procederà come si deve;
una razza di padroni e soldati, ossia la razza europea
.»
(Ernest Renan, La réforme intellectuelle et morale de la France (1871) - grassetto aggiunto a posteriori)
A fine Ottocento, tale linguaggio razzista era comunemente utilizzato per giustificare la competizione geopolitica tra gli imperi europei e nordamericani al fine di proteggere i loro interessi economici tramite lo sfruttamento delle colonie. La rappresentazione dell'identità europea come un'unità omogenea era mirata a fornire una giustificazione ideologica alla conquista di regioni extraeuropee, soprattutto nel caso della colonizzazione dell'mwbgEstremo Oriente e della cosiddetta "mwbwSpartizione dell'Africa" di fine Ottocento. A partire da fine mwcaSettecento, con il contributo di grandi pensatori dell'mwcqIlluminismo come mwcgKant, mwcwVoltaire ed mwdaHegel,cite-ref-5[5]cite-ref-6[6] varie nazioni Europee fra cui il Belgio, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania cominciano a sviluppare varie teorie di superiorità nazionale atte a giustificare il colonialismo come progetto di consegna della "luce della civiltà" a popoli non illuminati.cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]
Identità postcoloniale
La teoria postcoloniale sostiene che le popolazioni decolonizzate sviluppino un'identità influenzata dalle gerarchie di valori introdotti storicamente dalle potenze colonizzatrici. Quest'identità è basata sull'interazione tra diversi elementi culturali, nazionali ed etnici, nonché di genere e di classe a cui la società coloniale assegna vari gradi di potere sociale.cite-ref-oxford-handbook-9-0[9]
La mwjaletteratura postcoloniale si concentra sulle prospettive sociali e culturali dei soggetti coloniali, definiti mwjqsubalterni dalla studiosa mwjgGayatri Chakravorty Spivak sulla base del termine coniato da mwjwGramsci per designare una classe di individui completamente esclusa dall'accesso al potere politico, economico e culturale all'interno del sistema coloniale.cite-ref-10[10] Fra i temi trattati dalla critica postcoloniale si annoverano la resistenza creativa alla cultura del colonizzatore da parte dei soggetti subalterni; il modo in cui tale resistenza culturale abbia complicato l'instaurazione di una società coloniale; l'identità postcoloniale sviluppata dai colonizzatori stessi; e il modo in cui il mwlaneocolonialismo continua a impiegare attivamente un modello di identità binario che separa il mondo in due categorie - il mondo occidentale da una parte, quello non occidentale dall'altra, sotto una generica definizione di "altro" o culturalmente diverso.cite-ref-oxford-handbook-9-1[9]cite-ref-palgrave-handbook-11-0[11]
In letteratura
Come teoria letteraria, gli studi postcoloniali trattano della mwnwletteratura post-coloniale prodotta sia dai cittadini dei paesi colonizzatori che da quelli colonizzati che rispondono all'eredità coloniale con il fenomeno del mwoawriting back, cioè della risposta dei colonizzati alla madrepatria (dal titolo del saggio di Bill Ashcroft mwoqThe Empire Writes Back: Theory and Practice in Post-Colonial Literature, del 1990). Così gli studi postcoloniali si rivolgono sia al modo in cui la letteratura delle potenze coloniali viene o veniva usata per giustificare il colonialismo (p. es. con il mito del "mwogfardello dell'uomo bianco" di mwowRudyard Kipling), mediante la perpetuazione delle rappresentazioni dei colonizzati come inferiori, e il modo in cui gli scrittori dei paesi colonizzati hanno tentato di articolare e celebrare le proprie identità culturali e svincolarle dai loro colonizzatori.
In Italia
In Italia gli studi postcoloniali sono stati limitati ad ambiti specialistici, come quello storico (che ha studiato le imprese coloniali italiane, vedi mwpgAngelo Del Boca), quello relativo alle letterature e culture di lingua inglese (mwpwSilvia Albertazzi, mwqaIain Chambers, Lidia Curti), oppure quello mwqqcomparatistico (dove spiccano i contributi di mwqgArmando Gnisci), o ancora in rapporto agli studi decoloniali latino-americani (Gennaro Ascione)cite-ref-12[12]. In generale la breve durata dell'esperienza coloniale italiana (in mwrwLibia e nel mwsaCorno d'Africa) sommatasi alla rimozione di quell'esperienza a partire dal mwsq1945 hanno fatto sì che non esista una tradizione locale di studi postcoloniali; solo negli ultimi anni si stanno adottando e adattando paradigmi di analisi storica e culturale concepiti in rapporto al mondo francofono e anglofono.
Note
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Duncan Ivison, postcolonialism, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Postcolonialismo, su Open Library, Internet Archive.